martedì 26 agosto 2014

Recensione: "I Watson" di Jane Austen

Buon pomeriggio lettori! Tra una valigia e l'altra noi (perchè parlo a plurale se sono da sola? Sarà che sto invecchiando... infatti da sabato ho un anno in più. OHMIODIO!) ci ritagliamo anche qualche ora per leggere. Nulla di troppo impegnativo però, giusto per portarci avanti con la pila dei TBR.

Titolo: I Watson
Titolo originale: The Watsons
Autore: Jane Austen
Casa editrice: Newton Compton Editori
Pagine: 128
Prezzo: 1,90€
Data di uscita: 17 aprile 2014



SinossiLa Austen ha saputo ritrarre magistralmente la borghesia provinciale del Settecento inglese, con la sua ossessione per le buone maniere e la sua visione del matrimonio come aspirazione suprema.
Ne I Watson (iniziato nel 1804, e rimasto incompiuto) questo sfondo assume tinte più cupe.
La famiglia Watson si ritrova nella situazione - ben nota alla scrittrice, che dopo la morte del padre visse un periodo di ristrettezze economiche - di dover mantenere un certo decoro senza averne i mezzi. Trovare un buon partito, allora, sembra l'unica via di salvezza da un destino altrimenti segnato. Ma l'orgogliosa Emma, a differenza delle sorelle, vuole sottrarsi alla contesa per i pochi scapoli abbienti del paese
.




La mia recensione
★★★★
QUESTA RECENSIONE SARA' INSERITA NELLA RUBRICA "UN TE' CON L'AUTRICE" DI SETTEMBRE

Un vero peccato che questo romanzo - se vogliamo chiamarlo così - sia rimasto incompiuto.
Le atmosfere ricreate nei libri della Austen mi sono sempre piaciute: sono per me una "realtà" in cui immergermi (anche sono in modo fittizio) quando ho necessità di pensare a qualcosa di bello e raffinato.

In questo romanzo troviamo gli aspetti principali della società che c'era all'epoca in cui visse l'autrice: i salotti inglesi all'ora del tè con le persone raccolte tutte attorno ad un unico tavolino o davanti al camino, intente a parlare o spettegolare dell'uno o l'altro vicino; i giovanotti che fanno visita alle signorine con l'intento di corteggiarle o anche sono per ammirarle più da vicino; i modi cortesi e a volte timidi delle signorine in questione; e per finire i famosi balli atti al diletto degli invitati e - non di meno - al mettere in mostra la ricchezza e nobiltà degli stessi.
Tutti aspetti che, uniti alla capacità della Austen di fare della sottile ironia, rendono un libro - anche se corto - un diletto.

In particolar modo, in questo caso il diletto deriva da Mr Tom Musgrave, un giovanotto altezzoso e pieno di sè che non manca di far apparire gli altri al di sotto di lui. Oltre a questo, è anche un Don Giovanni patentato: sa di piacere alle signorine e per questo le lusinga senza però impegnarsi seriamente.
Ma con Emma Watson l'incanto non avviene: anzi, egli è molto spesso stupito del fatto di non suscitare alcun interesse nella giovane.

Nonostante, come già avevo preannunciato, questo sia uno scritto incompiuto, una breve conclusione ne è stata comunque data dal nipote dell'autrice. Ci viene quindi svelato come questo libro avrebbe potuto terminare. E' un peccato che ciò non sia accaduto: sono convinta che sarebbe stato un buon racconto, soprattutto intriso di ironia e perciò divertente da leggere! Accontentiamoci comunque di quello che abbiamo.

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