venerdì 5 febbraio 2016

Recensione: "La ragazza con la bicicletta rossa" di Monica Hesse

Titolo: La ragazza con la bicicletta rossa
Titolo originale: Girl in the blue coat
Autore: Monica Hesse
Editore: Piemme
Pagine: 300
Prezzo: 17,50€

Sinossi: È l’inverno del 1943 ad Amsterdam. Mentre i cieli europei sono sempre più offuscati dal fumo delle bombe, Hanneke percorre ogni giorno, con la sua vecchia bicicletta rossa, le strade della città occupata. Ma non lo fa per gioco, come ci si aspetterebbe da una ragazzina della sua età. Hanneke è una “trovatrice”, incaricata di scovare al mercato nero beni ormai introvabili: caffè, tavolette di cioccolato, calze di nylon, piccoli pezzetti di felicità perduta. Li consegna porta a porta, e lo fa per soldi, solo per quello: non c’è tempo per essere buoni in un mondo ormai svuotato di ogni cosa. Perché Hanneke, in questa guerra, ha perso tutto. Ha perso Bas, il ragazzo che le ha dato il primo bacio, e ha perso i propri sogni. O almeno così crede. Finché un giorno una delle sue clienti, la signora Janssen, la supplica di aiutarla, e questa volta non si tratta di candele o zucchero. Si tratta di ritrovare qualcuno: la piccola Mirjam, una ragazzina ebrea che l’anziana signora nascondeva in casa sua… Hanneke, contro ogni buon senso, decide di cercarla. E di ritrovare, con Mirjam, quella parte di sé che stava quasi per lasciar andare, la parte di sé in grado di sperare, di sognare, e di vivere. Un romanzo di lancinante bellezza, che ricorda classici del genere come Storia di una ladra di libri e Il bambino con il pigiama a righe, e racconta la città di Anna Frank e la forza di chi, come Hanneke, ha cercato di sconfiggere l’orrore con il più piccolo, e grande, dei gesti.

Recensione
★★★½
L'olocausto e lo sterminio della popolazione ebraica durante la seconda guerra mondiale è una tra le pagine più nere della storia europea.
Raccontarla in un libro e renderla accessibile a tutti è una cosa non da poco.
In questa impresa ci si è cimentata anche la giornalista americana Monica Hesse che con questo libro è al suo esordio.
Come lei stessa scrive nella nota finale, parlare e creare una storia su fatti realmente accaduti, ma che però non fanno parte della propria storia, è molto difficile. Si è lasciata per questo ispirare da molti fatti e da persone realmente esistite, e grazie a questo è riuscita ad imbastire una trama e dei personaggi che partono molto bene ma che poi purtroppo - a mio avviso - si arenano.

Incalzante è lo stile narrativo, con una scrittura fresca e pulita, per tutta la prima metà e poco oltre del libro; la storia cattura subito l'attenzione del lettore e le vicende descritte imprimono sempre più curiosità; in alcuni punti vi è anche quel piccolo accenno di "col fiato sospeso" che rende il tutto più coinvolgente.
Il mistero che ha intessuto l'autrice è fitto e ingarbugliato, e durante la lettura si hanno soltanto piccole avvisaglie di indizi, ma nulla che lascia intendere che ciò potrebbe essere rilevante. Tutto nella norma, direte voi, se non fosse però che il bandolo della matassa viene districato in quattro e quattr'otto nell'ultima ventina di pagine, lasciando praticamente insoddisfatti.
Dopo una trama e un intreccio così ben definito, è stato davvero un peccato scoprire che la soluzione al mistero è stata buttata lì su due piedi in fretta e furia.

A parte questo "piccolo" dettaglio che ha fatto abbassare l'indice di gradimento, devo ammettere che la realtà che fa da sfondo alla storia è stata ben descritta; gli è stato dato un tono tale da renderla accessibile anche al pubblico più giovane (la scelta di creare dei protagonisti adolescenti, poi, ha fatto il resto). Non si racconta di battaglie tra soldati o schieramenti di campo; no, qui viene portato alla luce il ruolo della resistenza che si è creata contro i nazisti e la guerra, il suo modo di vivere, la paura che provava, quello che ha fatto per salvare vite umane innocenti e quali sono stati i metodi di documentazione affinchè tutto quell'orrore venisse ricordato.
Ed è questo che più salta all'occhio leggendo questo libro: lo stile romanzato utilizzato per raccontare un piccolo pezzo di storia rende il tutto meno pesante, ma non meno doloroso.

Nota di demerito, mi duole dirlo, all'edizione italiana è l'indubbia scelta del titolo. Di questa fantomatica bicicletta rossa, all'interno del libro, vi è accenno soltanto un paio di volte e non è assolutamente rilevante ai fine della trama. Non gioca neppure un qualsivoglia ruolo, quindi non riesco a capire il perchè di questa decisione.
Se anche voi avete già letto questo libro, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate. Attendo i vostri commenti.

5 commenti:

  1. Mi trovo assai d'accordo con te. Ho finito di leggere questo libro di recente e gli ho dato una votazione praticamente identica alla tua. Effettivamente la scelta del titolo è alquanto infelice, perché il titolo originale era tranquillamente traducibile.

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  2. Ero indecisa se comprarlo o meno e cercando un recensione ho trovato la tua. Grazie. Il libro non lo comprerò, ma il tuo blog è molto interessante!
    Lea

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  3. Una recensione non un recensione! Ho il computer senza il tasto della a. Una pena scrivere.
    Ciao di nuovo

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  4. ciao
    messo questo libro tra i libri da scegliere da leggere http://robbyroby.blogspot.it/2016/02/libro-da-leggere-2.html

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  5. Non l'ho letto ma mi incuriosisce molto! ;)
    Le traduzioni dei titoli purtroppo lasciano quasi sempre a desiderare qui in Italia!

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