domenica 15 maggio 2016

Cinema: Recensione di "Generazione perduta"

Buongiorno lettori, e buona domenica!
Oggi vorrei lasciarvi la mia recensione (un po' sconfusionata) del film "Generazione perduta" tratto dall'omonimo libro di Vera Brittain. Questo film è stato decisivo al fine di aggiungere ai miei generi letterari (e cinematografici) prediletti quello dei romanzi di guerra.

GENERAZIONE PERDUTA
Testament of youth
★★★★★

Regia: James Kent
Anno: 2014
Paese: Regno Unito
Cast: Alicia Vikander, Kit Harington, Taron Egerton, Colin Morgan, Dominic West, Emily Watson

Sinossi: L'incontenibile e intelligente Vera Brittain sfida i pregiudizi della famiglia e della città natale per ottenere una borsa di studio a Oxford. Mentre persegue i suoi sogni letterari, Vera si innamora di Roland Leighton, il migliore amico del fratello, ma l'avvicinarsi della prima guerra mondiale cambia ogni cosa. Con i ragazzi costretti a partire per il fronte, Vera si rende conto di non poter rimanere a guardare e decide di partecipare al conflitto come infermiera volontaria. Lavorando instancabilmente, sperimenterà il dolore della guerra prima di ritornare a Oxford profondamente cambiata e determinata a creare un mondo in cui una tale guerra non potrà mai più verificarsi.


Testamento di gioventù: come interpretare al meglio queste parole?
Un testamento è uno scritto che si lascia, solitamente in vecchiaia, per garantire un futuro alle generazioni futuro. Ma un testamento di gioventù invece?

Questo film è la trasposizione cinematografica del bestseller di Vera Brittain, scrittrice e attivista inglese che racconta in prima persona le esperienze vissute durante la prima guerra mondiale.
Un film quindi che ci mostra una biografia.

Vera Brittain ci viene esposta come una persona dal carattere forte e deciso; determinata ad intraprendere gli studi ad Oxford, si scontra con la sua famiglia che la vorrebbe invece sposata e donna di casa. Trova però nella figura del fratello minore Edward un riferimento ed un aiuto inaspettato.
Riesce ad essere ammessa al Somerville College agli inizi della guerra, ma dopo un anno, nel 1915, decide di arruolarsi come infermiera nella V.A.D. (Voluntary Aid Detachment). Questa esperienza la segnerà profondamente facendole rivedere i suoi ideali e creandole, una volta ritornata ad Oxford al termine della guerra, diverse difficoltà di adattamento.

I racconti di guerra, in qualsivoglia forma ci vengono esposti, sono sempre toccanti. Le attese nelle prime linee, i massacri, il dolore per le persone care perdute, sono elementi che, per quanto romanzati, lasciano il segno anche a distanza di generazioni.
Ciò che hanno fatto, vissuto e passato i nostri nonni e bisnonni è qualcosa che noi giovani di adesso non possiamo neanche lontanamente immaginare.
Come Alicia Vikander, dando voce a Vera Brittain, dice, si mandavano in guerra i fratelli, i figli e gli amici perchè la si credeva una cosa giusta ed onorevole, ma che poi invece, dopo aver vissuto in prima persona gli orrori di quegli anni, si è dimostrato un conflitto che ha portato soltanto morti e dolore senza gloria.

La protagonista, come già ho anticipato sopra, è stata particolarmente segnata durante la sua esperienza come infermiera: oltre ad essere testimone di ciò che accadeva ai soldati, si è vista portar via il fratello Edward e il fidanzato Roland.
Fra le tante però non riuscì a superare la morte del fratello rimasto vittima in Italia.

Alicia Vikander (Royal affair, Anna Karenina, The danish girl) interpreta il ruolo principale magistralmente, il ruolo di una donna dal carattere forte e determinato, desiderosa di emergere - all'inizio - come intellettuale, ma che dopo il 1918 si prodigherà a favore del pacifismo.
Ho trovato particolarmente toccante la scena in cui la protagonista fruga tra gli averi di Roland, dopo la sua morte, e trova le lettere che lei gli aveva scritto e che lui ha sempre portato con sé.
Altra frequenza di fotogrammi che mi sono rimasti impressi è stata dopo la notizia della morte del fratello: disperata, lei si inerpica sulle colline vicino casa e si immerge con piedi e mani nel fango, come a volersi immedesimare in Edward al fine di raggiungerlo negli ultimi istanti della sua vita.

Il ruolo del fidanzato Roland è interpretato da Kit Harington (PompeiIl trono di spade), sbarbato per l'occasione! Non ho particolari riflessioni circa il suo personaggio: soltanto posso dire che mi ha colpito la calma e la tranquillità con cui scrive poesie dal fronte, come a cercare un'evasione da quel luogo per ricordare un tempo che ormai è passato.

Questo film è alternato da scene molto lente dove si ha la parvenza che nulla succeda, ad altre scene frenetiche ed amare.
Ci vengono dati due spaccati di vita che collidono fra loro: all'inizio la spensieratezza della giovinezza, la calma della campagna inglese e la bellezza della città di Oxford simbolo di conoscenza ed intellettualità. Questa visione idilliaca e di pace viene però poi rovinata dall'inizio della guerra e di conseguenza sostituita dalla frenesia di una stazione affollata di soldati e donne piangenti fino ad arrivare agli ospedali da campo sommersi nel fango e poveri di materiale.

Non voglio dilungarmi oltre, ma prima di terminare vorrei riprendere ciò con cui ho aperto queste mie riflessioni.
Perchè Vera Brittain titola questo suo romanzo con "Generazione perduta"? Forse perchè la sua generazione di giovani all'epoca è stata vittima del primo grande conflitto e non ha lasciato che pochi a darne testimonianza. Forse è proprio questo il "testamento": ricordare.

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