giovedì 5 maggio 2016

Recensione: "Non ti dirò mai addio" di Jessica Brockmole

Titolo: Non ti dirò mai addio
Titolo originale: At the edge of summer
Autore: Jessica Brockmole
Editore: Nord
Pagine: 372
Prezzo: 18,00€
Anno: 2016

Sinossi: Quando Clare arriva in Francia, la prima cosa che pensa è che i colori siano tutti sbagliati. Non c'è traccia del rassicurante grigio della sua Scozia, ed è come se lei fosse stata catapultata in un mondo estraneo, troppo brillante. L'unico colore che fin da subito la fa sentire a casa è il castano profondo degli occhi di Luc, il figlio degli amici di famiglia presso cui Clare è ospite. Grazie alla passione comune per l'arte e la pittura, durante una magica, intensa estate, tra Luc e Clare s'instaura un rapporto di tenera amicizia; giorno dopo giorno, Luc tinge la vita di Clare di una sfumatura nuova e vivace, mentre Clare tratteggia i contorni di un'emozione che Luc non aveva mai provato prima. Ancora non lo sanno, ma quella sarà l'ultima estate spensierata della loro giovinezza. Ben presto, infatti, sull'Europa calerà l'ombra oscura della guerra, che porterà Luc a combattere in trincea e richiamerà Clare in Scozia. Ma non importa quanti anni dovranno passare e quante difficoltà dovranno superare: Luc e Clare non smetteranno mai d'inseguire il sogno di poter tornare a dipingere insieme il loro futuro. Perché nemmeno un conflitto epocale può separare ciò che l'amore ha unito...

Recensione
★★★½
Oltre ai romanzi dell'Ottocento, quelli ambientati nelle brughiere e con stile e humor britannico, un altro tipo di libri che prediligo è quello ambientato nelle due grandi guerre.
Non essendo un'estimatrice di storia, quella storia che si studia a scuola, leggo però con piacere qualsiasi storia vi sia ambientata.
E' per questo che ho preso in mano questo secondo libro di Jessica Brockmole pubblicato in Italia; il primo, che mi era abbastanza piaciuto, è stato il romanzo epistolare "Novemila giorni e una sola notte".

Questo secondo tentativo dell'autrice di raccontare una parte oscura della nostra storia ha raggiunto, a mio avviso, il suo scopo: ossia quello di riportare, in forma romanzata, un aspetto che ai più, forse, è sconosciuto. Vi spiego di seguito.

Questa storia parte molto bene, ha un ritmo incalzante e tutte le scene raccontate non sono mai noiose; descritte in modo dettagliato, dando un tono di colore a tutto, ci fa sentire - noi lettori che leggiamo - come se fossimo davvero presenti all'interno della stessa. I profumi e i colori dell'estate francese del prima della guerra sono palpabili. Ci viene data un'immagine bohémien di quel periodo tanto da far sembrare che tutto sia in armonia col mondo.
Poi però arriva la guerra, e nell'arco di tempo tra il 1914 e il 1918 tutto si fa più oscuro, buio, fangoso ed umido.
Attraverso la voce di uno dei due protagonisti, Luc, veniamo a conoscenza dei retroscena delle prime linee: assistiamo alla "via di fuga mentale" che i soldati dell'epoca utilizzavano per estraniarsi da ciò che li circondava, un po' per dar conforto a sé stessi e un po' per credere in un futuro migliore.
Questa parte di romanzo, a differenza della prima, è un po' più lenta. Si pensa che al termine di essa tutto finisca, ma invece la frazione di tempo che intercorre tra la fine della guerra e la fine del romanzo è ancor più lenta.

E' in questo ultimo terzo di libro, però, che veniamo a conoscenza di quello che si faceva all'epoca per dare sollievo e una seconda possibilità ai soldati feriti in guerra che non riuscivano più a credere in sé stessi.
Ho apprezzato particolarmente, a dispetto della lentezza, questa parte di storia nonostante sia la più noiosa di tutto il libro.

Questo romanzo è narrato a due voci: una è quella di Luc, il soldato artista, e quella di Clare, la ragazza artista (pure lei). Oltre a questi due punti di vista, troviamo una parte del libro in forma epistolare, a ricordo del primo libro dell'autrice (come dicevo sopra, "Novemila giorni e una sola notte" è un romanzo epistolare).

Nonostante gli alti e bassi in termini di coinvolgimento, sento tuttavia la necessità di consigliare la lettura di questo libro, anche soltanto per capire in che modo i soldati mutilati venivano aiutati nel primo dopoguerra (sempre se già non lo sappiate da voi!).
Se siete tra i lettori che, invece, hanno già scoperto di cosa tratta questo romanzo, mi farebbe piacere sentire la vostra. A voi è piaciuto?

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