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sabato 21 gennaio 2017

Recensione: "Le otto montagne" di Paolo Cognetti

Le otto montagne
Paolo Cognetti
Einaudi, 208 pp, 18€, novembre 2016


Sinossi: Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo "chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso" ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, "la cosa più simile a un'educazione che abbia ricevuto da lui". Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: "Eccola li, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino". Un'eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

Recensione
★★★★★
"Le otto montagne" di Cognetti, che per me rappresenta il primo incontro e approccio con questo autore, è un'ode alla montagna e una storia di amicizia.
In un'epoca in cui sugli scaffali delle librerie spiccano libri prevalentemente in rosa, questo testo va controcorrente e ci propone la storia di un'amicizia maschile che ha molto da dire, nonostante l'essenzialità del rapporto tra i due protagonisti.

Pietro è un ragazzino di città che viene avviato all'amore per la montagna dai propri genitori; Bruno invece in montagna c'è nato e cresciuto e altro non conosce se non le vallate e i ghiacciai al confine tra Piemonte e Valle d'Aosta.
Poco basta ai due ragazzi per fare amicizia: uno sguardo, una parola ed il gioco è fatto.
A Grana, nel paesino immaginario ai piedi del monte Rosa, i due instaurano un rapporto essenziale ma di vera e profonda amicizia che li terrà uniti anche nell'età adulta, nonostante la distanza fisica che in alcuni momenti della vita si frapporrà fra loro.

Questo romanzo fa luce anche su alcuni aspetti della vita famigliare: un po' problematico infatti è il rapporto tra Pietro e suo padre. Quest'ultimo altri non vede che la montagna ed è sempre alla ricerca di una cima inesplorata da raggiungere, a differenza del ragazzo che oltre una certa quota altimetrica non riesce a spingersi.
Dai miei genitori avevo ereditato l'idea che, ad un certo punto della giovinezza, uno debba dire addio al posto in cui è nato e cresciuto e andare a diventare grande da un'altra parte.
Divergenze di opinioni portano il figlio a scegliere strade diverse rispetto a quelle intraprese dal padre, anche se poi, vuoi per quel sentimento d'obbligo che si prova nei confronti dei genitori o vuoi per la necessità di riparare a vecchi torti, la vita e gli eventi lo porteranno a ripercorrere gli stessi passi effettuati in passato: passi a ritroso ma da un punto di vista più maturo e più responsabile che lo faranno guardare al proprio futuro ma anche a quello del suo amico Bruno.
Nessuno può occuparsi degli altri. Occuparsi di se stessi è già un'impresa. Un uomo è fatto per cavarsela sempre, se è bravo, ma se si crede troppo bravo finisce che va in rovina.
Con una scrittura pulita che non da adito a superfluità, Cognetti ci porta a scoprire i lati fondamentali di un'amicizia e, tramite accurate e vivide descrizioni ci lascia una fotografia d'amore delle nostre montagne.
Con la sua storia ci fa però anche capire che, se davvero siamo affezionati a qualcuno, dobbiamo essere forti tanto da lasciargli compiere le proprie scelte, anche se queste ci condurranno per sentieri dolorosi ed impervi.

Un libro di formazione che consiglio a tutti: ci fa capire quali sono i rapporti veri della vita e che per essere felici basta poco.

2 commenti:

  1. Lo avevo adocchiato in libreria e mi attira molto soprattutto per il è ambientato in Valle D'Aosta 😍 Complimenti per la recensione 👍🏻 Se mi capita, lo leggerò sicuramente! Un abbraccio Maria

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    1. Grazie Maria! <3 Si, ti consiglio davvero di leggerlo; nonostante non sia il mio genere di libri, mi è piaciuto moltissimo lo stesso. Sono sicura che sarà così anche per te!

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